Lebole - Photosophia

Silvia Pèzzola
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Lebole

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A volte c’è un’unica immagine la cui struttura compositiva ha un tale vigore e una tale ricchezza e il cui contenuto irradia a tal punto al di fuori di essa che questa singola immagine è in sé un’intera narrazione.
Henri Cartier Bresson
Cos'è la Lebole?
E’ il 1959, l'Italia, profondamente martoriata, esce dalla seconda guerra mondiale, nel corpo e nello spirito, ancora fortemente legata a modelli di consumo arcaici. Quasi il 50% della popolazione è impiegata nel settore agricolo e di quel poco che si riesce a guadagnare, quasi il 60%, si spende per mangiare.C’è ancora poco spazio per i consumi di massa,  non a caso le prime pubblicità che si fanno notare sono quelle della pasta: Barilla e Buitoni.Guardando a questa “Italia affamata di nuovo”  Caterina Lebole trasforma il commercio di stoffe e tessuti, in laboratorio di sartoria. A metà degli anni ’50, i suoi figli creano la GEM’S di Giannetto e Mario Lebole nel centro di Arezzo. Hanno capito che è arrivato il tempo per un nuovo ciclo: trasformare in industria la neonata attività di confezioni. Per  Arezzo e provincia, un’area geografica ancora fortemente legata all’economia rurale e agricola è una svolta epocale. Le poche sarte impiegate diventano adesso decine e decine di operaie. Una generazione di nuove donne si affaccia alla storia.Nell’estate del ’59 i fratelli Lebole depositano il marchio LEBOLE. Nel ’62 viene inaugurato lo stabilimento di Arezzo con la denominazione Lebole Euroconf.Con una superficie coperta di 75.000 metri quadrati e 1500 addetti si presenta al mondo come uno dei più importanti d’Europa, all’avanguardia per tecnologie e produzione. Un gruppo di giovani pubblicitari rinnova linguaggi e stili: Boggeri, Carboni, Munari, Huber e Armando Testa. In mezzo alle pubblicità di detersivi, cucine, cere per pavimenti e creme si nota l’uomo metro, il bel marchio disegnato da Sepo (nome d’arte di Severino Pozzati) per la neonata Industria di Confezioni LEBOLE di Arezzo.Carosello nel corso degli anni vide andare in scena il meglio dei comici, dei cantanti,  degli attori di prosa, divenendo anche un contenitore di proverbiali modi di dire. I tic verbali, le battute ripetitive degli spettacolini, gli slogan finali entrarono nel linguaggio di tutti i giorni, così anche lo slogan LEBOLE divenne “storia”, divenne un passaparola. Fu usato anche negli anni a seguire ’64-’65-’66- ‘67 con Armando Francioli, e poi nel ’68-’69 da Renato Pozzetto e Cochi Ponzoni, comici in voga nel momento; infine all’inizio degli anni ’70 sempre con Francioli per concludere nel 1974 con Dino Sarti, estroverso cantante, cabarettista e attore.  E’ all’inizio degli anni ’70, nel 1972 per l’esattezza, che si conclude il passaggio della LEBOLE all’E.N.I.Edonismo e individualismo. Il 1° gennaio 1977, Carosello conclude la sua ventennale esperienza. Di lì a poco si aprirà una nuova stagione della televisione in Italia. A partire dagli anni ’80 arriverà la tv commerciale.Dopo un’epoca, dove a potersi permettere la tv erano pochi e selezionati investitori, arriva il tempo in cui la tv esplode con una invasione che non ha precedenti: si arriva ai  600.000 spot all’anno, un numero che non ha eguali in nessun paese e che da solo supera la somma di tutti gli altri paesi europei. E’ come un tappo che salta. Sembra essere l’inizio di una grande festa senza fine. Nel 1987 il gruppo LEBOLE viene acquisito da Marzotto.Arrivano gli anni ’90Sono gli anni in cui qualcuno afferma che dove c’è Barilla c’è casa, l’uomo Del Monte dice sì, altri ancora che più lo mandi giù e più ti tira su, c’è una banana che si laurea con dieci e lode, e qualcuno, distrattamente, si beve Milano. Intanto, in mezzo a tanti slogan, si sente ancora forte l’eco della voce femminile che ha un debole per l’uomo in Lebole. Anche se siamo negli anni ’90. Anche se sta emergendo l’uomo non deve chiedere più, anzi mai. E la donna neppure. Siamo alla fine del millennio. Nel 2002 l’asset produttivo e organizzativo del Brand LEBOLE viene trasferito alla casa madre di Valdagno nella sede storica del gruppo Marzotto.
....e da allora lo stabilimento Lebole di Arezzo è morto....



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